In onda lo spot per far causa al medico.


A seguito di una segnalazione pervenutaci in merito ad un certo spot, messo in onda da emittenti radiofoniche e televisive sia nazionali che locali, abbiamo svolto una piccola indagine, di primario interesse tanto per gli appartenenti alla categoria dei medici, tanto per gli appartenenti alle categorie forensi, quanto per chi invece non appartenga ad alcuna  categoria professionale ma ritenga di aver subito un pregiudizio ingiusto da un medico.


Della campagna in discorso ci riserviamo il diritto di non diffondere i contenuti multimediali, da un lato perché non vogliamo partecipare alla bagarre che ne è nata mantenendo così un punto di vista terzo ed imparziale, dall’altro non vogliamo contribuire alla circolazione di materiale che anima un pericoloso conflitto.


Possiamo e dobbiamo però condividerne a grandi linee i contenuti: gli spot -sia radio che tv- si ‘premurano di ricordare’ a tutti gli spettatori che si hanno a disposizione 10 anni per denunciare un danno riportato a causa di quella che viene definita ‘malasanità’. Il set proposto per la televisione ricorda l’ambientazione di un film horror di serie b suggerendo già così una pericolosa associazione di idee, promette poi risultati certi ed in tempi brevi (nonostante la conclamata lentezza della giurisprudenza di merito del nostro paese) ed infine rende il tutto più appetibile promettendo che la cosa non ha spese e non viene richiesto alcun anticipo; ad un attento osservatore apparirà immediatamente chiaro che non può trattarsi di un servizio totalmente gratuito e semmai verrà usata la formula ‘contingency’, cioè una percentuale sul ricavato. Ricavato di cosa? Ma della denuncia al medico per malasanità.

Che il medico sia dalla parte del torto o della ragione cambia poco, anche solo l’intimidazione può portare ad una compensazione stragiudiziale, che permette di evitare il coinvolgimento dell’assicurazione o peggio del giudice.


Un primo avviso, nell'80% delle ipotesi le decine di migliaia di denunce presentate ogni anno vengono archiviate, per ovvie ragioni: la richiesta è infondata o il danno non è provato e certamente il servizio reso andrà pagato comunque.


“In tempi di crisi economica il medico è visto come un bancomat” commenta Alessandro Vergallo, presidente Aaroi-Emac (Ass. anestesisti rianimatori ospedalieri italiani)


Un fenomeno che avevamo già introdotto in precedenti articoli e che sta avendo ripercussioni molto gravi sul nostro sistema


“Molti chirurghi competenti hanno smesso di operare -commenta Marco d’Imporzano del Collegio nazionale Chirurghi- gli interventi delicati ormai li fanno solo gli anzianotti come me, i giovani si guardano bene dal correre simili rischi”


Dalle dichiarazioni di Maurizio Maggiorotti (presidente ass. AMAMI) e Luciano Quarta (Mobilitazione Nazionale Avvocati) si apprende come la diffusione di dati quando falsi, quando erroneamente interpretati, quando gonfiati -come ad esempio “un chiurugo fa un errore ogni 4 giorni”- mette a rischio anche il futuro di professionisti seri e scrupolosi che non hanno alcuna responsabilità, foraggiando un meccanismo che produce l’unico risultato di portare ‘denaro ed interesse nelle tasche degli avvoltoi’ a partire dalla compromissione del delicato rapporto medico-paziente.


Quali contromisure hanno preso i sanitari per minare le fondamenta di questo processo vizioso?

Restate con noi, con l’informazione di RCPolizza.it, la nostra indagine ha prodotto risultati molto interessanti, ed ovviamente se ancora non avete sottoscritto la vostra polizza professionale siete nel posto giusto al momento giusto!


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