Giornalisti italiani tra minacce e sanzioni, il bavaglio della stampa si fa sempre più stretto


Nei precedenti articoli abbiamo introdotto una questione delicata, una delle tante in verità che rendono difficile la pratica serena della propria professione, un fenomeno sempre più diffuso che tra le altre cose appesantisce una macchina della giustizia già abbondantemente criticata a livello internazionale per le sue molte carenze. Stiamo parlando della lite temeraria.


Molte le categorie vessate da questo fenomeno, ma se quella dei medici risulta la più colpita in termini di numeri assoluti è sicuramente il comparto giornalistico a destare maggiore attenzione. Questo perché molto spesso la lite temeraria si accompagna ad un’altra discutibile pratica di richiamo internazionale, e cioè la cosiddetta macchina del fango.


Importanti novità sono in arrivo per i giornalisti proprio per porre freno a questa pratica malsana. Nel nostro paese infatti, uno dei pochi dove resiste la previsione del carcere per diffamazione e reati d’opinione nonostante le preoccupazioni di Bruxelles, le pene già severe per chi se rende autore di un illecito penale stante nella diffamazione di un pubblico amministratore, stanno per essere ulteriormente inasprite: al vaglio del Senato c’è infatti un disegno di legge col quale si vuole introdurre un’aggravante per quelle ipotesi in cui sia dimostrato l’intento estorsivo di un articolo, o di una condotta comunque preordinata ad influenzare il diretto interessato dietro la minaccia di un indebito utilizzo dei mezzi di informazione.


Al di là delle perplessità suscitate sotto il profilo tecnico, la norma rappresenta un significativo passo indietro perché da lungo tempo si richiede un intervento deciso che liberi l’informazione nostrana da farraginose incrostazioni, impedimenti che la confinano negli ultimi posti delle classifiche sulla libertà di stampa; una necessità che ad oggi resta però inaudita. Per contro negli ultimi tempi si sono registrati rapidi ed efficacissimi interventi che a più riprese si sono caratterizzati per il comune intento di limitare il diritto di cronaca, già fortemente compresso da normative vetuste, ereditate dal passato e mai rimodernate.


La preoccupazione è che alle formule utilizzate nelle previsioni di prossima approvazione, venga riconosciuto un significato volta volta diverso così da poter coprire una casistica molto variegata, arrivando allo sgradito estremo dell’ipertrofia, esponendo così tutti i giornalisti e i pubblicisti al rischio di essere chiamati a rispondere per quello che è in realtà il sacrosanto esercizio del diritto di cronaca.


Esistono esempi illustri (e recenti) di come la lite temeraria rappresenti uno strumento per reprimere l’attività di giornalisti e pubblicisti, in futuro -sempre da una posizione super partes ci auguriamo- ve ne offriremo un assaggio, oggi ci limitiamo a concludere che in un mondo dove essere professionisti -di qualunque categoria- rappresenta un rischio, come se acquisita la qualifica spuntasse sopra le nostre teste un grosso bersaglio, la scelta migliore è quella di dotarsi di una polizza professionale per giornalisti e pubblicisti.

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