Malpractice e risarcimento, battaglia a colpi di spot!


Con l’ultima notizia pubblicata abbiamo introdotto un fenomeno di preoccupante diffusione che in tempi recenti ha innescato un feroce confronto del quale vi diremo meglio oggi, la pietra dello scandalo è rappresentata è uno spot diffuso in radio e tv che invita chiunque ritenga di essere stato danneggiato da un medico, chiunque sia stato vittima di un caso di malpracrtice, malasanità per i non anglofoni, a rivolgersi a determinati ‘esperti’ per inoltrare una formale richiesta di risarcimento. Zero anticipi, zero costi, solo una percentuale in caso di successo.


Alla rapida diffusione di questi messaggi tramite i media dell’etere risponde un coro di voci provenienti dalla categoria professionale dei medici preoccupati che così facendo si vada a colpire il delicato rapporto medico paziente, inoltre come aveva segnalato il dottor Marco Imporzano, del Collegio Nazionale Chirurghi, molti medici si rifiutano di operare a fronte di un rischio irragionevole di essere vittima di una caccia alle streghe.

Non bastasse ciò ne è nata una bagarre colossale con minacce diffide e chi più ne ha più ne metta.

Amami, Associazione dei Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente, ha diffuso un contro-spot (che non condividiamo nell’ottica di mantenere una posizione super partes, come già detto per lo spot contro i medici) patrocinato nientemeno che dal Ministero della Salute, una controffensiva che puntava a minare serietà professionalità e correttezza dei professionisti che assistessero pazienti in malafede. La cosa non è andata ovviamente giù agli avvocati che si sono sentiti tirati in causa, stessa cosa dicasi per le associazioni che si sono elette paladine dei pazienti.

Ed è partito il carosello: l’associazione Codici si indigna e grida allo scandalo, l’Osservatorio della Sanità minaccia di querelare la stessa Amami e il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli avvocati risponde con l’annuncio di una diffida per il ritiro dello spot.


Camici contro toghe

I medici si concentrano sul merito: delle richieste di risarcimento che si spingono fino ai palazzi di giustizia italiani, oltre l’80% viene archiviato e di queste la quasi totalità (parliamo di un effettivo 99% in base ad una ricerca coordinata da Policlinico Gemelli e Procura di Roma) non supera nemmeno la fase istruttoria. Questo dato rivela come la promessa di un risarcimento sicuro rapido e poco dispendioso non sia altro che uno specchietto per le allodole, come lo spot non si esime dall’evidenziare, invitando a riflettere sul rischio di diventare vittime della speculazione di persone senza scrupoli.


Il merito contro il metodo

Altro approccio scelgono gli avvocati che invece si concentrano sul modo di farsi ragione scelto dai medici, evidenziando come l’azione intrapresa presenti connotati palesemente diffamatori, e di conseguenza con la voce del Consiglio Nazionale dell’Ordine arriva al Ministero della Salute un invito a prendere le distanze.


Doccia fredda

Ma il patrocinio del dicastero non è frutto di una stretta di mano e una pacca sulla spalla, non è il risultato di una complicità extra istituzionale che troppo spesso acquista sostanza nel nostro paese, infatti, precisano a più riprese associazioni dei medici e rappresentati istituzionali, le richieste di risarcimento che continuano a bersagliare medici e presidi sanitari costringono i medici a prescrivere esami inutili, superfetanti, a volte fatti a costo di grandi sofferenze del paziente, al solo fine di costruire una difesa rispetto a futuribili richieste di risarcimento. E questo vuol dire costi più elevati per il sistema sanitario nazionale (ed ecco spiegata la posizione del Ministero)

Possiamo a questo punto, rimandando ulteriori approfondimenti alle prossime occasioni, trarre delle parziali conclusioni: il paziente che si sente ingiustamente danneggiato, avanzando una richiesta di risarcimento infondata, anche se in buona fede produce il risultato di ingrassare il portafogli di uno sparuto gruppo di professionisti di dubbia serietà (perché è lapalissiano che gli avvocati in buona fede siano la stragrande maggioranza) a spese proprie, nonostante le promesse di gratuità e costi irrisori, oltre a quello di asciugare ulteriormente le casse degli ospedali -già piuttosto magre- che per tutelarsi eseguono analisi tendenzialmente inutili quando invece in un contesto regolare potrebbero limitarsi a quelli effettivamente necessari.


In un clima simile, caratterizzato da un alto tasso di litigiosità, diviene sempre più opportuna la scelta di dotarsi di una polizza professionale, al fine di proteggere sé stessi, la propria professione, la propria tranquillità, il proprio futuro.
RCPolizza vi copre le spalle in questa disfida e in tutte quelle a venire!



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